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"Una psicologia medica cattolica deve essere una vera sintesi delle verità contenute nei sistemi già esistenti e inaccettabili visto il loro spirito di materialismo puro e le verità della filosofia e la teologia cattolica. Questo lavoro di sintesi non può essere compiuto che da persone istruite e nella medicina o psicologia e nella filosofia, e che possiedono una esperienza pratica e personale assai grande: cioè questo lavoro deve essere fatto da medici, specialisti di psichiatria, dunque da scienziati cattolici laici. (Rudolf Allers, 1936, lettera a P. Agostino Gemelli).

domenica 2 aprile 2017

Il mio psicologo si chiama Gesù - Carlo Nesti

"Chi non conosce Carlo Nesti?" - mi ha domandato retoricamente un amico. Io non lo conosco, o meglio, non lo conoscevo! Non sapevo che fosse lui il telecronista di tante partite della Nazionale di calcio. Sapevo, invece, che era l'autore di un libro che per tanto tempo ho addocchiato in libreria: Il mio psicologo si chiama Gesù. Ma anche per quanto riguarda il libro navigavo nell'ignoranza: pensavo fosse uno di quei testi, scritti da psicologi o sacerdoti, che mescolano (giustamente) spiritualità e psicologia, ma in modo confuso e criticabile. Niente di tutto ciò. Carlo Nesti non è uno psicologo, né un sacerdote, cioè non un addetto-ai-lavori, ma un giornalista tout-court. E il suo libro non propone né una psicologia spicciola, ridotta a banale consigliera di pratiche ascetiche ad essa indipendenti, né una direzione spirituale disincarnata. Si tratta, molto semplicemente, di ciò che il Vangelo dice a proposito di alcune parole (psicologiche) della vita quotidiana: pensieri, distacco, volontà, autostima, perdono, giudizio, paura, morte, spirito, amore e tante altre.
L'autore precisa all'inizio del testo che: "Questo libro è stato scritto, interamente, nella memoria di un palmare telefonico, in auto, in aereo, in treno, e persino in piedi, camminando". Ed aggiunge: "E' la dimostrazione che qualsiasi momento, anche quello più insolito, è propizio per raccogliersi in se stessi, e pregare". Dunque qualcosa di molto più di una semplice raccolta di brani che, in questa ultima edizione (la prima risale al 2013) si amplia dalle fonti del Vangelo ai passi più significativi di tutta la Bibbia. Un percorso personale, una testimonianza di fede vissuta con i mezzi e gli strumenti del terzo millennio. Perché la cosa più importante è incontrare e vivere l'esperienza di Cristo, come premette l'autore: "Dedicato a tutti coloro che hanno vissuto, vivono e vivranno con le ultime parole di Gesù, prima di salire in cielo, nel cuore e nella testa: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo".
Ma c'è un altro motivo valido per acquistarlo, e il perché ho deciso di pubblicizzarlo su questo blog che si occupa di psicologia da un punto di vista professionale. Carlo Nesti è un "fan" (per dirla in modo moderno, "all'englisc") non solo del nostro compianto Rudolf Allers, ma soprattutto di San Tommaso d'Aquino. Lo attesta apertamente nella bella prefazione, che qui sotto riportiamo. E l'impronta del dottor Angelico traspare nel corso di tutta l'opera dall'utilizzo sapiente del ragionamento, alla scelta di porre dopo le parole del Vangelo delle frasi di autori contemporanei, talvolta in sintonia, talaltra in contrapposizione alla tesi che si suole dimostrare (richiamando così il celebre ad contra, seppure all'inverso). Insomma, una lettura semplice, immediata, "da ombrellone"...ma allo stesso tempo profonda, essenziale, vera.
Ringrazio l'autore per la sua vicinanza al nostro lavoro.


Da Il mio psicologo si chiama Gesù, di Carlo Nesti (ed. San Paolo, Cinisello Balsamo, 2017, euro 10), pp. 9-11.

Premessa


  Non credo sia falsa modestia affermare che gran parte del successo di questo libro dipende dal titolo: “Il mio psicologo si chiama Gesù”. Mai come oggi, in un mondo diviso fra chi avverte le più gravi mancanze nella pancia (indigenza e fame) e nella testa (infelicità e stress), non bastano le soluzioni umane.

  E l’aspetto clamoroso è che si continua a tenere la Fede fuori dalla porta della psicologia. Quest’ultima è dominio esclusivo delle filosofie secolarizzate, senza Dio, e di un positivismo, che impone teorie antropologiche, come se un evento di Duemila anni fa non avesse rivoluzionato la storia della Terra.

  Pensate a quale abisso separa Freud dai credenti. La cellula primordiale dell'uomo è l'”Es”: un calderone di istinti ribollenti. La religione cristiana, invece, dipinge l'uomo a immagine e somiglianza di Dio. Da un lato, siamo alle prese con origini, che sembrerebbero sataniche. Dall’altro, divine.

  Per Freud, non esistono le "impronte digitali", tutte diverse, dell'anima. Chiunque è riconducibile alla medesima matrice, come se non ci fossero sostanziali distinzioni fra persona e persona. Per Dio, al contrario, siamo unici e irripetibili, tanto da rivolgersi sempre non a “noi”, ma a “ciascuno di noi”.

  Occorre addirittura rifarsi a San Tommaso D’Aquino, con il suo tomismo del XIII secolo, per trovare l’ultimo autorevole tentativo di mettere insieme Cristianità e psicologia. Si parte da Aristotele, secondo il quale intelletto e volontà prevalgono sulla materia, per cui è l’anima, in quanto spirito, a fare la differenza. 
  Tommaso D'Aquino scrive: "Quanto è minore il piacere spirituale, tanto maggiore è la ricerca del piacere materiale. La nostra vocazione è il bene, e se non possiamo avere il bene, ci accontentiamo di un bene minore". Qui si trova la risposta ai “perché”, in un’epoca in cui si vuole sopprimere la spiritualità.

  Sapete chi è Rudolf Allers? Uno dei motivi, per i quali larga parte dell’umanità soffre interiormente, senza capire da dove nasce il disagio, è proprio la scarsa conoscenza del pensiero di questo psichiatra, nato a Vienna, il 13 gennaio 1883, e morto a Hyattsville, 14 dicembre 1963. Nel curriculum, un elemento decisivo.

  E’ stato l'unico cattolico a far parte del primo gruppo psicoanalitico di Freud. Assieme ad Alfred Adler, ha poi preso le distanze dal maestro. Successivamente, si è staccato dal gruppo di Adler, assieme a Oswald Schwarz. E ci ha lasciato in eredità una riflessione, nella quale credo profondamente. 

  Il tormento psicologico, con la mancanza di serenità, rispecchia l'andamento del rapporto fra uomo e Dio, illustrato dalla Bibbia: prima la fiducia di Dio nell’uomo; poi la superbia dell’uomo, che vuole sentirsi come Dio; quindi, il suo tradimento, attraverso il peccato originale; e, infine, la sua mortalità.

  Da quel momento, privato della prospettiva della salvezza, l’uomo sposta l’attenzione sulla felicità terrena. Si vive come se non si dovesse morire, e molti vivono, come se Gesù non fosse esistito. Ma se non affrontiamo le difficoltà esistenziali, certi che dopo c’è il Paradiso, saremo sempre infelici.

  Perché, dunque, cadiamo nella nevrosi e nella depressione? Perché ogni malattia psichica rivela un problema metafisico, costituito dal fatto che noi ci ribelliamo, nel profondo di noi stessi, al destino avverso, causato dal peccato. Ci ribelliamo alla perdita della vita eterna, che inizialmente spettava ad Adamo ed Eva.

  Guarda caso, si comincia a parlare di "nevrosi" dalla Rivoluzione francese in avanti, quando nasce l’avversione verso l'ordine provvidenziale. Ma se non riammettiamo che non possiamo fare a meno di Dio, e non custodiamo, dentro di noi, la sicurezza nella Felicità Assoluta, dopo la morte, non guariremo mai!

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