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"Una psicologia medica cattolica deve essere una vera sintesi delle verità contenute nei sistemi già esistenti e inaccettabili visto il loro spirito di materialismo puro e le verità della filosofia e la teologia cattolica. Questo lavoro di sintesi non può essere compiuto che da persone istruite e nella medicina o psicologia e nella filosofia, e che possiedono una esperienza pratica e personale assai grande: cioè questo lavoro deve essere fatto da medici, specialisti di psichiatria, dunque da scienziati cattolici laici. (Rudolf Allers, 1936, lettera a P. Agostino Gemelli).

lunedì 11 settembre 2017

Magda Arnold - Recensione

Da La Nuova Bussola Quotidiana

La psicologa che non subì il fascino delle passioni  

di Roberto Marchesini 

08-08-2017 

Da qualche anno l'editore D'Ettoris sta portando avanti un coraggioso progetto editoriale: costruire una biblioteca di psicologia cattolica. In particolare, l'intento è quello di presentare l'opera di alcuni psicologi cattolici dimenticati dal mainstream e dal mondo della psicologia.

Così, dopo alcuni libri dedicato alla psicologia aristotelica e tomista, a Rudolf Allers, a Terruwe e Baars, è ora il turno di Magda Arnold (1903-2002), la «psicologa delle emozioni». Giovane e brillante psicologa destinata probabilmente ad una brillante carriera accademica, la Arnold scoprì il tomismo e riscoprì il cattolicesimo nel 1948, grazie al gesuita padre John Gasson.

Da quel momento si dedicò alla psicologia tomista e, in particolare, alle emozioni; e all'insegnamento in istituzioni cattoliche (rinunciando alla carriera accademica). La proposta di Magda Arnold è particolarmente interessante alla luce del pensiero mainstream degli ultimi anni. Dal XVI secolo la filosofia occidentale è, sostanzialmente, una lotta contro le leggi morali e religiose e contro la ragione, che permette di riconoscere tali leggi.

Gli empiristi inglesi dichiarano la ragione incapace di cogliere qualsiasi cosa trascenda la materia; stessa cosa dichiararono gli illuministi, per i quali le leggi morali erano «superstizioni»; così come il romanticismo, per il quale le passioni sono buone e le leggi che tentano di arginarle cattive.

Cos'è la letteratura romantica (che copre almeno un secolo) se non la riproposizione di meravigliosi adulteri ed incesti ostacolati da persone bigotte e grette? Fino ad arrivare al giorno d'oggi quando le passioni determinano addirittura l'identità della persona. L'abolizione di qualsiasi norma morale passa attraverso l'esaltazione delle passioni scagliate contro la ragione.

Magda Arnold ripropone, invece, il modello aristotelico-tomista, nel quale l'uomo (come la società, come l'intera realtà) è un essere gerarchico: a capo dell'uomo c'è la ragione e le passioni sono al di lei servizio. La ragione ha il compito di discernere il bene dal male e le passioni quello di portare verso il bene e allontanare dal male. È il mito platonico della «biga alata», guidata dalla ragione e mossa dalle passioni, rappresentate dai cavalli. Il mondo d'oggi (come esito di un processo secolare) ha invece dato alle passioni il compito di guidare la vita dell'uomo. Il risultato è una vita guidata dalla ricerca del piacere, che non riconosce alcun valore trascendente (irriconoscibili, infatti, dalle passioni).

La conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: la felicità promessa dalle passioni sfugge continuamente, lasciando solo una grande infelicità; il mondo che disprezza l'uso della ragione e le norme morali sprofonda in un caos fatto di violenza e sopraffazione. «Non è un caso» spiega Magda Arnold «se i giovani che permettono a se stessi una completa libertà sessuale mostrano uno spaventoso cinismo, noia e scontentezza».

Ridare alle passioni il loro ruolo – al servizio della ragione – significa portare ordine nell'uomo e nella società, aiutare le persone a sviluppare le virtù e raggiungere quindi la propria realizzazione. Un'ultima notazione. Solitamente alle Introduzioni viene dedicata poca attenzione; vengono considerate poco più che un corollario, una sigla d'apertura, un espediente per rimandare – sebbene di poco – il piacere della lettura (almeno promesso e non sempre mantenuto). Beh, non è questo il caso.

L'Introduzione del professor Martìn Echavarrìa merita, da sola, il prezzo del volume. Essa condensa in poche pagine la storia del concetto di emozione nella psicologia (e nella filosofia), inquadrando il tutto nel contesto storico-culturale. Ringrazio quindi l'autore del libro Stefano Parenti e l'editore Antonio D'Ettoris per aver dato voce ad uno dei più importanti accademici contemporanei che meriterebbe decisamente molto più spazio.

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